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INTRODUZIONE |
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Chi
ha letto all'ingresso del territorio del comune
di Guardia Piemontese il cartello "Guardia
Piemontese ... comunità occitana"
si sarà chiesto "cosa mai significa
occitano?" Adesso si trova davanti a un
"Vocabolario dell'occitano di Guardia Piemontese".
Se ne può dedurre che l'occitano è
una lingua e, precisamente, la lingua di Guardia
Piemontese. Ma perché "occitano"
e non "guardiolo"? L'occitano è
una lingua di cui molti hanno sentito parlare,
ma sotto altri nomi. Molti conoscono la letteratura
dei trovatori, la cui lingua è, ovviamente,
il "provenzale". Altri hanno sentito
parlare di una "lingua d'oc". Ebbene,
si tratta sempre della stessa e identica lingua
- la lingua dei trovatori, la lingua della Provenza,
la lingua della Linguadoca e delle altre province
del sud della Francia. La lingua fu chiamata
"lingua d'oc" nel medio evo, e da
questa espressione deriva l'aggettivo occitano. |
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L'occitano è dunque la lingua del sud
della Francia, la lingua dei trovatori, delle
valli alpine del versante piemontese, e della
Val d'Aran, sul versante nord dei Pirenei, ma
in territorio spagnolo. Come
mai troviamo questa lingua che, secondo l'espressione
di Frederic Mistral è diffusa "dis
Aup i Pirinèu" (dalle Alpi ai Pirenei)
sulla costa calabrese? Ricordiamoci che per
secoli, in assenza di un altro nome gli abitanti
di Guardia Piemontese venivano chiamati "valdesi".
Si tratta dei discendenti di una serie di comunità
di Valdesi (gruppo religioso medievale) che
vennero in Calabria tra il Duecento e il Quattrocento.
Loro portavano dal Piemonte e da altre parti
dell'Occitania la loro lingua che oggi, appunto,
chiamiamo occitano.
Il guardiolo, isolato per secoli da tutti gli
altri occitani, è una preziosa testimonianza
dell'occitano parlato nel tardo medio evo e,
oggi, può essere un esempio per tutti
gli occitani perché Guardia Piemontese
è forse l'unica comunità occitana
al mondo che è fiera di esserlo.
Questo CD contiene il primo vocabolario dell'occitano
di Guardia Piemontese. Siccome il guardiolo
non possiede una tradizione scritta, la raccolta
del lessico presso i parlanti è stata
un lavoro lungo e faticoso, e il vocabolario
è necessariamente incompleto. In questo
momento contiene quasi 4000 parole.
Il vocabolario costituisce un'ulteriore tappa
nel lavoro d'applicazione della grafia occitana
al guardiolo iniziato con il manuale 'O Libre
meu. Laddove si trovano differenze tra il manuale
e il vocabolario è da ritenere corretta
la grafia del vocabolario.
La grafia occitana classica non cerca di notare
la pronuncia dei vocaboli, bensì di dare
loro un aspetto il più unitario possibile.
Il guardiolo scritto in questo modo diventa
comprensibile anche nelle aree occitane del
Piemonte, della Francia e della Spagna. Per
esempio non scriviamo cumun, come corrisponderebbe
alla pronuncia guardiola, ma comun
come in tutte le altre forme d'occitano. Le
indicazioni dell'origine delle parole consentono
di evitare nella comunicazione con altri occitani
i frequenti prestiti dal calabrese presenti
in guardiolo.
La pronuncia dei vocaboli è stata registrata
sul disco e può essere ascoltata per
ogni parola.
E adesso buon divertimento con la ricerca dei
vocaboli guardioli.
Hans Peter Kunert
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